C’era una volta in India – Vajraghata

C’era una volta in India

Al principio, lo yoga era tutta un’altra cosa da quello che vediamo oggi.

Era una danza mistica, ideata dagli Sciamani di Harappa per accedere a uno stato di trance.

Sigillo di Mohenjo Dharo, Valle dell’Indo, 3600 a.C.

Intorno al 3600 a.C., la civiltà di Harappa fu conquistata e distrutta proprio da quel popolo con cui ora identifichiamo lo yoga: gli Arii Vedici, una popolazione indoeuropea che aveva vagato per tutto  il Medio Oriente ed era appena riuscita a valicare l’Himalaya.

Nel corso dei millenni, questi due ceppi etnici si sono intrecciati a ogni livello per dare forma alla moderna cultura indiana. Ma erano molto diversi in origine!

Gli Arii Vedici erano signori della guerra, mentre gli abitanti di Harappa erano pacifici agricoltori.

Il popolo vedico aveva una struttura sociale rigidamente gerarchica – da cui deriva l’attuale sistema indiano delle caste – mentre la società di Harappa era sorprendentemente egualitaria.

Il popolo vedico era ossessionato da norme e regole: quale cibo mangiare e quale no, cosa era permesso toccare e cosa era proibito, che tipo di comportamento era puro e quale impuro.

Gli abitanti di Harappa avevano costumi rilassati, godevano dei piaceri sensuali senza sensi di colpa e condividevano grandi vasche termali poste al centro delle piazze principali.

Vajraghata mira a tornare alle radici dello yoga, riscoprendo la libertà e il fascino misterioso dei tempi primitivi.

COSA FACCIAMO?

A dire il vero, poco si conosce su come si praticasse lo yoga ad Harappa. Ma questo per noi non è un limite: è la nostra risorsa più preziosa!

Possiamo infatti sentirci liberi di accantonare ogni preoccupazione verso ogni presunta tradizione, lasciarci ispirare da ciò che ci piace tra le tecniche yogiche di postura, respirazione e meditazione. Ma allo stesso tempo essere giocosamente creativi, e includere nel nostro approccio qualunque cosa favorisca lo sbocciare del nostro pieno potenziale umano.

La pratica del Vajraghata Yoga è tanto intensa quanto libera da criteri prestazionali, obiettivi da raggiungere, giudizi.

Le asana sono integrate in un sistema di trasformazione fisica e psicologica che incorpora danza, canto, urlare a squarciagola e soprattutto, riscoprire la propria naturale libertà di movimento.

Sebbene basata su una solida e approfondita comprensione dell’anatomia umana, la nostra pratica fisica privilegia l’istinto sulla tecnica, con l’obiettivo di ristabilire una profonda connessione con la nostra innata percezione animale del corpo e del movimento.

BELLO MA MI FA UN PO’ PAURA… SONO UN PRINCIPIANTE, NON SO SE FA PER ME…

BENE! La paura è la nostra migliore amica!

Pensaci, quali esperienze significative hai avuto nella vita che non comportassero un po’ di paura?

La paura è l’anticamera della gioia e accompagna ogni reale processo di cambiamento, specie se per il meglio!

Quindi se la cosa ti ispira lascia alle spalle gli indugi e unisciti a noi. Non può accaderti nulla di male. La pratica del Vajraghata Yoga è al 100% sicura dal punto di vista fisico e psichico e si procede con gradualità secondo i propri tempi.

Intendiamoci, non è una passeggiata.

In una sessione potresti essere invitato scatenarti in un ballo selvaggio, nella successiva a mantenere fermi il corpo e la mente.

Vajraghata è una parola sanscrita che significa “essere colpito da un fulmine”, e si riferisce al potere che trasformativo di questa pratica. Le sessioni di gruppo avanzate sono una vera terapia d’urto capace di sbloccarci totalmente e offrirci ‘illuminazioni istantanee’ su noi stessi e sulla realtà.

Ma il ruolo del gruppo anche quello di offrire sostegno.

Quando partecipi a un workshop di Vajraghata, non sei un solista confinato sul tuo tappetino. La vera magia nasce dall’interazione con gli altri partecipanti, che ti permetterà di sperimentare relazioni basate su autentica apertura e connessione.

Quindi non devi avere alcuna preparazione o abilità speciale per unirti a noi.

L’unico requisito è la volontà di aprirsi, accettare l’inaspettato e lasciare che un’ondata di pura beatitudine spazzi via la tua mente.

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